Federico Fiori Chirurgia Plastica Estetica

Quale chirurgia oggi

18/01/2017

Perché parlare di Chirurgia? Oggi, come anche ribadito spesso da articoli, interviste, simposi, programmi televisivi e quant’altro, la tendenza attuale nel campo della cura del corpo è quella di sottolineare e amplificare i risultati dei trattamenti medici ( non chirurgici). La chirurgia estetica ha ceduto un po’ di spazio rispetto a un tempo, e devo dire che il mio punto di vista è in accordo concettuale con questa tendenza, fatte salve alcune considerazioni.

Rispetto alla Chirurgia plastica estetica ci si pone oggi in modi diversi.

  • Chi non prende assolutamente in considerazione la chirurgia a scopo estetico
  • Chi ritiene che il bisturi sia un eccesso viste le alternative
  • Chi ritiene che l’obiettivo estetico che si è prefisso sia raggiungibile solo con un intervento
  • Chi l’intervento chirurgico lo farebbe anche ma purtroppo pensa di non poterselo permettere.

Nulla si può dire rispetto alla prima e a quest’ultima posizione se non che spesso trattamenti medico-estetici ripetitivi hanno globalmente un costo superiore a quello di un intervento . Possiamo però dire che entrambi gli altri punti di vista possono essere discussi.

Da sempre la filosofia di questo studio è stata quella di integrare le metodiche, utilizzando ogni arma del nostro arsenale (dietologia,medicina, laser, chirurgia, trattamenti estetici) in sinergia per raggiungere gli obiettivi prefissati. In base a questa metodologia operativa consideriamo il corpo un sistema, così come il viso, composto da vari elementi, e analizziamo le proporzioni e la morfologia dei singoli elementi (braccia, gambe, radice delle cosce, fianchi, addome, seno, lo sguardo, il sorriso, la cute, e all’interno di ciascun elemento come per esempio le braccia analizziamo la regione tricipitale come massa adiposa, lassità cutanea, eccesso di cute, per lo sguardo rughe perioculari e glabellari, area zigomatica, palpebre, area sopraccigliare e così via), valutando globalmente la strategia migliore di trattamento.

Oggi per fortuna la tendenza anche internazionale da grande valore a questo approccio multidisciplinare, e addirittura siamo qui oggi a difendere in un certo modo la terapia chirurgica che sta un po’ perdendo terreno ed è invece utile sottolineare quanto e in che modo una chirurgia eseguita all’interno di un percorso di cura corretto sia indispensabile per raggiungere il miglior risultato.

Ma qual è il risultato che vogliamo ottenere ?
Non è più il momento dei seni enormi e degli zigomi alla Frankenstein. Per noi il miglior risultato possibile corrisponde all’armonia, all’equilibrio estetico delle forme, che è un elemento fondamentale e imprescindibile del benessere psico-fisico.

Allora si alla chirurgia , ma chirurgia integrata, chirurgia intelligente, limitata a dove, quando e quanto serve. Una lipoaspirazione estrema non serve per dimagrire, ma un soprappeso ANCHE con adiposità localizzate va trattato con un regime alimentare corretto o una dietoterapia, dei trattamenti locali per indirizzare il calo ponderale dove serve e limitarlo dove non serve, con una fase chirurgica meglio se finale per il salto di qualità che la medicina estetica non consente. Così come un lifting su una pelle vecchieggiante e atrofica esiterà in una pelle vecchieggiante e atrofica tirata.

Quale chirurgia allora?
Per me la chirurgia estetica deve essere fatta così: miglior risultato col minor impatto metabolico e sociale. Io vivo tuttora occupandomi di patologia, sappiamo tutti bene cosa significhi un intervento chirurgico fatto per salvare la pelle; è un obbligo, con rischi che si devono per forza correre. Mentre, come sapete, la chirurgia estetica serve solo a migliorare il nostro aspetto fisico e mentale. Quindi per me deve essere di minimo impatto su metabolismo e vita sociale, deve mirare al rischio più basso e noi tendiamo a questo obiettivo proponendo quando possibile interventi semplici ,non eccessivi e meglio quando integrabili da metodiche non chirurgiche per un miglior risultato. Di norma per quasi tutti gli interventi che eseguiamo dimetto dopo qualche ora di osservazione (ovviamente a meno di considerazioni particolari, interventi multipli e valutando ogni singolo caso) . Fino alle 24 ore dall’intevento andiamo noi dal paziente per qualsiasi esigenza, dopo 24 ore fissiamo il primo controllo e il paziente –se non per alcuni interventi- deve uscire di casa e venire perché non è un malato e non deve vivere come tale. Il nostro controllo sul post-operatorio è assiduo, maniacale, rodato da anni di esperienza e “automatizzato” per tutte le possibili evenienze della gestione domiciliare.

Perché? Perché comunque la chirurgia -ma non solo- presenta dei rischi. La cronaca la conosciamo tutti, e sappiamo che la maggior parte delle complicanze cliniche legate alla chirurgia estetica sono di due tipi:
1)infettive
2) anestesiologiche
I rischi della chirurgia sono questi, noi l’anestesia generale non la facciamo quasi mai, e per il rischio infettivologico lasciatemi fare una considerazione impopolare e controtendenza sulla chirurgia ambulatoriale o day surgery, perché se è vero che l’intervento in clinica ospedalizzata rende più sicuri pazienti e soprattutto operatore, che condivide la responsabilità, e’ vero anche che le infezioni ci sono dove ci sono i malati, e in una struttura come la nostra che vi invito a visitare, peraltro unica come qualità delle attrezzature, sicurezza e anche logistica, dove malati non ci sono, la infettività residente è pressoché assente. C’è poi un terzo elemento, l’imponderabile. E l’imponderabile gioca sempre un suo ruolo statistico, purtroppo non solo nella chirurgia.

Quindi, premesso che il rischio-zero non esiste, vale davvero la pena correre questi rischi, ancorché bassi o ridotti al minimo ?

Non siamo qui a discutere la necessità di questo tipo di chirurgia. La prima cosa che tutti noi possiamo fare da un punto di vista prettamente clinico per migliorarci è assolutamente NIENTE , perché il benessere fisico esula dall’aspetto meramente esteriore. Se però come è giusto oggi parliamo di benessere psico-fisico dobbiamo comprendere e considerare quanto l’aspetto estetico oggi ci condiziona per vari motivi, consci e inconsci, dal rapporto CON I MODELLI PROPOSTI DAI MEDIA AL CONFRONTO QUOTIDIANO CON GLI ALTRI.

Vale quindi la pena di correre anche un rischio minimo? Per noi è una domanda troppo soggettiva a cui non esiste una risposta univoca. Quel che possiamo consigliare è di considerare il proprio disagio e decidere in base a come si vive questo disagio. Lo vivo male, allora vale la pena. Ogni volta che mi guardo allo specchio mi vedo solo i fianchi larghi e non esco di casa, allora provvedo. Ho la taglia 58 ma sto bene con me stessa, posso conviverci tranquillamente, allora me ne frego. Chiaro che , specie per qualche riguarda il desiderio di migliorarsi si deve restare all’interno del “range di normalità” e non desiderare l’estremo, se no diventa il desiderio ad essere patologico e il problema richiede un altro tipo di terapia.

La decisione è sempre personale, da prendere sempre per se stessi e mai per gli altri, pensandoci non una, non due ma 10 volte. E se la risposta al problema è SI, ho deciso di farlo, siamo qui per consigliarti.

Come detto sin qui parliamo di chirurgia, ma vi ho spiegato che da noi non è quasi mai un aspetto unico di trattamento. Quindi quando parliamo di addominoplastica e lipo per esempio è frequente per noi consigliare un regime alimentare o una dieta corretta, istituire dei trattamenti medico estetici locali per indirizzare il calo ponderale nei distretti utili e non dove non serve, trattare il microcircolo vascolare per migliorare il trofismo e il metabolismo e tutto quanto serve per ottenere il risultato che desideriamo. Non sempre si fa o si ha voglia di farlo, ma noi siamo qui per dare una risposta ad un problema e cerchiamo di dare la risposta migliore.

Non vi annoio in questa sede con notizie di tecnica degli interventi più noti, per quello fate riferimento alle altre pagine del sito dove troverete le notizie istituzionali sulle varie tecniche. In questo momento di considerazioni generali sul mio modo di intendere il mio lavoro mi preme sottolineare quanto io per primo non ami fare interventi che non ritengo utili, e ritenga la moderazione nella richiesta dei pazienti e nelle risposta dell’operatore un elemento fondamentale per un buon risultato. Molte volte , come sanno tanti dei miei Pazienti, il mio consiglio , piuttosto che esagerare, è quello di non fare…


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