Federico Fiori Chirurgia Plastica Estetica

Il tuo chirurgo

Sono molto restio a scrivere qualcosa su di me, guardo i social su cui sono iscritto ma non vi scrivo quasi mai, ho poco tempo e in fondo credo che a nessuno possano interessare i fatti miei, specie qui su un sito in cui si tratta l’ambito professionale. Quindi quando mi è stato chiesto di scrivere queste righe ero francamente perplesso.  Tuttavia quando mi sono trovato a dover scegliere un professionista io non sono mai riuscito a prescindere dal cosiddetto lato umano, dal fatto di avere empatia, dalla fiducia che mi veniva ispirata, da quel rapporto di “vicinanza” che a volte si crea in pochi secondi, a volte mai. Indipendentemente dalle qualità professionali che sono fondamentali. Ma non per tutti questo vale, quindi forse è giusto che chi vuole farsi un’idea preventiva di chi ha di fronte possa farlo. E allora sappiate che sono simpatico, sono bravo e anche bello….va beh, solo bello.

A parte gli scherzi ricordate che nel mio lavoro c’è un momento in cui “casca l’asino”, un momento in cui la simpatia non conta più, la parlantina non serve, la preparazione teorica -fondamentale, non è più sufficiente. Quel momento è quando si prende in mano il bisturi. In diverse occasioni, interviste o colloqui personali, mi è stato chiesto chi fosse secondo me il più bravo, e semplificando ma non troppo io penso che il più bravo sia quello che opera di più. Oltre naturalmente al talento naturale che si possiede, ma che va allenato. Infatti i chirurghi si possono dividere in due gruppi. La metà di noi pensa di essere il migliore, l’altra metà pensa di aver sempre da imparare, pensa che ci sia sempre qualcuno che esegue meglio quel’intervento. Bene, io appartengo a questa seconda categoria, quindi se cercate il più bravo di tutti non sono io. Per quel che mi riguarda vivo la passione per questo mestiere con enorme sacrificio personale, da anni, e di questo non posso che ringraziare mia moglie e i miei figli per le mancanze che hanno sopportato e sopportano. L’Ospedale è un mondo particolare, con gerarchie, curve di apprendimento chirurgiche infinite, obblighi, turnazioni allucinanti, urgenze, emergenze che regolano l’esistenza in maniera drastica, spesso difficile da spiegare a chi non viva quelle realtà. Le notti innumerevoli, i week end, i natali e le altre festività passate in ospedale sono solo la punta dell’iceberg di una professione che richiede molto. Se vuoi imparare, se vuoi operare bene, se vuoi fare interventi sempre più difficili la strada è davvero dura, e la capacità decisionale, la sicurezza, l’autonomia, la tranquillità e il sangue freddo sono elementi che si acquisiscono in anni , e non sempre. Non farò retorica sul “fare del bene”, sul paziente da salvare, sul lavoro che è una missione…per tutti noi il paziente è sacro, è l’unica cosa di cui tener conto nelle decisioni operative, è il fine ultimo del nostro lavoro. Quello che può trasmetterti un paziente guarito non ha eguali con nessun altro ambito lavorativo. La soddisfazione che da il mio lavoro non ha prezzo, ma purtroppo esistono gli insuccessi ,che pesano come montagne, e sono un fardello da sopportare veramente duro che anche in questo caso non è paragonabile a nulla. Detto questo, la chirurgia si fa per se stessi…le ore ad aspettare per poter operare un malato, le ore passate in sala operatoria anzichè con gli amici, le sere in cui si esce salutando i figli piccoli sono tutte cose che si fanno per essere un chirurgo migliore, perché si vive di soddisfazioni e la mia soddisfazione professionale è quella di essere un buon chirurgo.

La poesia è bella, a volte difficile da comprendere, ma resta impressa nel cuore e nella mente. Ma mi è sempre piaciuta anche la prosa, come mi piace praticare molti sport, dal ciclismo al windsurf, passando ovviamente per il calcio, e non riesco a scegliere quale sia il più bello. E quando esco dall’ospedale , quando arrivo in studio inizia la prosa della mia vita, non meno bella, diversa. E ho fatto fatica all’inizio, era complicato per me che uscivo da un reparto di chirurgia generale con tumori e quant’altro arrivare in studio e dedicarmi alla chirurgia plastica estetica, alla medicina estetica, alla laserterapia. Ma onestamente non per il tipo di lavoro, che con una base buona di medicina e chirurgia generale -con tempo e volontà- si impara, ma per il diverso approccio…più spesso non hai malati di fronte a te, ma persone che lamentano un disagio per condizioni che all’inizio mi sembravano banali dopo essere stato tutto il giorno in sala operatoria su patologie gravi. Invece nel tempo ,dal 1994 ormai, è cresciuta la passione anche per questi “argomenti”, è cresciuta la conoscenza , è cresciuta la tecnologia che si può applicare a questi ambiti e quindi la qualità dei risultati. E la mia soddisfazione. Ma non sono mai stato e mai diventerò un venditore, faccio il medico, e quindi non sono riuscito a cambiare il mio approccio, che è sempre quello di un medico ospedaliero, con un paziente da curare, con quello che so da offrire. Sinceramente sono molto contento dei risultati, con pazienti che negli anni ho seguito e seguo per problemi molto differenti, dal più semplice al più complesso. E con grande, enorme sacrificio ho deciso di non decidere, ho deciso di non scegliere tra attività pubblica e privata,tra chirurgia generale e chirurgia plastica estetica, tra poesia e prosa. Per fortuna ho operato molto, ho operato con grandi maestri della chirurgia generale e della chirurgia plastica, e l’esperienza ospedaliera mi serve ogni giorno nella chirurgia plastica come l’esperienza in chirurgia plastica mi aiuta in chirurgia generale. Perché mi piace il mio lavoro , mi piace la chirurgia che, a discapito di quello che si vuol far credere, è una, è fatta di grande preparazione e grande studio, di tecniche che si imparano, di gesti abili, di “taglia e cuci”. E il più bravo è quello che muove di più e meglio le sue mani. E anche se le mie mani le ho mosse e le muovo molto, di sicuro il più bravo non sono io. Però non sono poi tanto male…

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